La prima pianta |
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L'endosimbiosi dei cloroplasti, fondamentale per l'evoluzione delle piante e degli altri eucarioti fotosintetici, sarebbe avvenuta una volta sola |
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Interessante articolo di Science, che racconta l’analisi fatta da un gruppo di botanici e biologi molecolari di varia provenienza nel tentativo di rispondere a questa domanda: quanti protisti sono stati colonizzati dal cianobatterio che ha dato origine ai cloroplasti?
Passo indietro: si sa da qualche tempo che i vari pezzi di una cellula (animale o vegetale) sono originati da un’invasione da parte di cellule altre in un qualche tipo di “ameba” primitiva e molto semplice; una specie di creazione a mosaico. Una teoria definita simbiogenesi, e portata avanti, anche se non proposta per la prima volta, da Lynn Margulis, scienziata eterodossa se ce n’è stata una ( qui una recensione da Pikaia del suo libro Acquiring genomes). Molti degli organelli che compongono la nostra cellula sono così parti estranee che nel tempo si sono integrate e hanno scambiato materiale genetico col nucleo vero e proprio, tanti che nei mitocondri – uno degli organelli di origine esterna – ci sono ancora alcuni geni.
Per le piante, oltre che i soliti mitocondri e forse altri organelli, ci sono anche i cloroplasti, che contengono fra le altre cose la clorofilla. Ma questi cloroplasti, da dove derivano? Sono talmente simili ad alcuni cianobatteri che non è stato difficile pensare che siano stati alcuni di questi organismi a invadere una cellula più semplice e iniziare a fare la fotosintesi al suo interno, diventando poi parte integrante della cellula stessa e contribuendo al suo successo evolutivo. La teoria delle Plantae dice che la prima endosimbiosi avvenne nell’antenato comune di piante verdi, alghe rosse e glaucofite, un piccolo gruppo di alghe microscopiche d’acqua dolce.
Il problema che gli autori hanno cercato di risolvere è che altri dati – provenienti da proteine del nucleo, non dai plastidi – dimostrano invece che il gruppo Plantae non è monofiletico, non ha cioè un solo antenato comune. Tra le altre cose, le glaucofite hanno caratteristiche non presenti nelle piante. Che fare allora? Analizzare tutti i geni possibili di Cyanophora paradoxa (che vedete nell’immagine sopra), una glaucofita, e metterli a confronto con quelli posseduti da alghe e piante verdi di cui si conosce il genoma. E cercare di capire quanti e forse quali geni siano derivati dal cianobatterio originale, in modo da supportare l’ipotesi della monofilia, oppure se nelle varie linee di piante si trovano geni diversi provenienti da antenati differenti: e che quindi l’ipotesi Plantae è sbagliata.
L’analisi è stata lunga e complessa, ma la conclusione è che ci sono sì differenze di struttura dei geni, e alcuni sono presenti in certi gruppi ma non in altri, ma che i taxa che formano il gruppo Plantae hanno tutti un’origine comune, da un cianobatterio che ha invaso altre cellule una sola volta e ha dato origine alla gran parte delle specie che fotosintetizzano sulla Terra. Come fosse fatto l’antenato comune, lo potete vedere qui.
La cosa interessante però, oltre alla conferma dell’ipotesi, e che la stessa C. paradoxa non è un semplice contenitore di geni primitivi, come farebbe pensare il fatto che è più semplice delle altre specie e all’interno di un gruppo piuttosto povero di forme. Come previsto anche dalla teoria dell’evoluzione, poiché questa alga è viva e vivente ai nostri giorni è andata incontro a cambiamenti come tutte le altre specie. E’ quindi sbagliato dire che poiché C. paradoxa è semplice, allora è l’antenato di tutte le piante verdi e delle alghe rosse. Da questo punto di vista l’antenato non esiste. O meglio, esiste, ma non siamo certo in grado di identificarlo in base alle specie esistenti. E quindi, le glaucofite non sono fossili viventi, perché se è vero che sono semplici, ciò non significa che non si siano evolute. E in effetti contengono, proprio come alghe verdi, piante e alghe rosse, caratteri derivati, cioè evoluti dopo la loro origine e dopo che si sono staccate dalla linea che avrebbe portato alle altre specie.
Anche per gli animali accade ovviamente la stessa cosa: la linea che porta a una specie qualsiasi è un susseguirsi di cugini, nipoti e zii, non di nonni, bisnonni e figli. Per questo assumere che ci sia una linea diretta dagli antenati ai giorni nostri è un grave errore. Di pensiero, prima di tutto, ma anche di comunicazione e di divulgazione. Anche perché poi porta al pensiero che in fondo a un segmento ci sia un punto unico. Cioè un’unica specie che spesso (sempre) corrisponde alla nostra.
Riferimenti:
Price, D., Chan, C., Yoon, H., Yang, E., Qiu, H., Weber, A., Schwacke, R., Gross, J., Blouin, N., Lane, C., Reyes-Prieto, A., Durnford, D., Neilson, J., Lang, B., Burger, G., Steiner, J., Loffelhardt, W., Meuser, J., Posewitz, M., Ball, S., Arias, M., Henrissat, B., Coutinho, P., Rensing, S., Symeonidi, A., Doddapaneni, H., Green, B., Rajah, V., Boore, J., & Bhattacharya, D. (2012). Cyanophora paradoxa Genome Elucidates Origin of Photosynthesis in Algae and Plants Science, 335 (6070), 843-847 DOI: 10.1126/science.1213561
Immagine di Susanne Ruemmele. © Science/AAAS |
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