Caro Prof. Di Sacco,
mi hanno segnalato una pagina del suo libro Atlante di storia. 1 Dalla
preistoria alle idi di marzo, Le Monnier. È l'inizio del Cap. 3 dell'Unità
1, intitolato "La comparsa dell'Uomo moderno".
Sono rimasto molto colpito dalla rara quantità di errori e inesattezze presenti
in una singola pagina. La mia reazione è causata dal fatto che credo che la
cosa peggiore che un insegnante possa fare è insegnare cose false ai ragazzi.
Badi bene che non sto parlando di diverse posizioni ideologiche, completamente
legittime, ma, e voglio ripetere la parola, di falsità. Non si
costruiscono idee forti a partire da falsità. Le cose scritte in quella pagina
sono tali da far sorgere in me e in alcuni colleghi, il sospetto che si tratti
di errori introdotti ad arte per appoggiare qualche idea che non ha nulla a che
fare con la scienza. Il nostro dubbio è stato generato dalla coscienza che
esistono così tanti buoni e semplici testi divulgativi sul mercato (e nelle
Biblioteche!), da chiedersi come mai un autore non li consulti, e quindi che
scrivere cose simili sia una sorta di accanimento.
Razze: la sua affermazione "Noi siamo un'unica <razza>" non ha
senso: noi siamo, in effetti, un'unica "specie". Razze e specie in
Biologia son cose diverse (vedi oltre). Quanto alle razze umane, esse, per ciò
che ne sappiamo, non esistono sul piano genetico, nel senso che non esiste allo
stato attuale nessun sistema per il quale io possa assegnare con sicurezza un
individuo ad un gruppo etnico guardando i suo geni. Se vuole una trattazione
semplice e chiara la trova, ad esempio, in L'invenzione delle razze di
Guido Barbujani. Un piccolo capolavoro di inesattezze è poi la frase “Le nostre
cellule e molecole, il nostro DNA (le <informazioni> che dicono alle
cellule che siamo uomini e donne) è identico a ogni latitudine.” Obietto che il
DNA di uomini e donne è – per definizione, direi – diverso, ma soprattutto le
sconsiglio di usare l’aggettivo “identico”. In biologia non c’è quasi nulla di
identico, e men che meno il DNA, se non fra i gemelli uniovulari (e
nemmeno tanto. Vedi: Carl E.G. Bruder et al.,
Phenotypically
Concordant and Discordant Monozygotic Twins Display Different DNA
Copy-Number-Variation Profiles, Am J.
Hum. Gen. Volume 82, 2008,
Pages 763-771). Gli uomini sono tutti geneticamente
diversi uno dall’altro!
E ora veniamo alle cose più gravi: mi sembra di poter intuire che dietro alle
sue parole "Secondo la teoria evoluzionistica tradizionale, l'homo
erectus (sic) si sarebbe gradualmente evoluto verso la forma successiva di homo
sapiens (sic). Gli studi recenti sul DNA [...] hanno in buona parte
riscritto la teoria di Darwin..." ci sia il tentativo di render conto
della critica degli equilibri punteggiati all'evoluzione gradualistica. Se è
così, mi lasci dire che non ha colto il punto. Che vuol dire
"tradizionale"? Se si riferisce a quella che si insegnava fino agli
anni '50 del secolo scorso, posso concordare, ma le sue parole mi fanno pensare
più a certe vulgate giornalistiche nelle quali ci si ostina a pubblicare delle
belle file che cominciano con le scimmie, continuano con gli ominidi per culminare
a destra con un bel maschio anglosassone. Tuttavia, basta guardare un qualunque
testo di antropologia "recente" (si fa per dire: degli ultimi 40
anni) per scoprire che la realtà è molto più complessa ed affascinante, e che
le relazioni fra noi e i nostri antenati assomigliano ad un
cespuglio molto ramificato (è questo il messaggio vero degli equilibri
punteggiati), non certo a una linea retta. La lettura di uno qualunque dei
dieci e più libri di S.J. Gould pubblicati in Italia la convincerà facilmente).
DNA. E' già sorprendente leggere che gli studi sono cominciati nel 1995 (ma
dove ha preso quella data?), ma poi mi spiega che vuol dire che sapiens
"...non aveva alcun legame genetico con i precedenti ominidi..."?
Questa frase è una sciocchezza per almeno due motivi:
1. se per legame genetico intende qualcosa dimostrata confrontando sequenze di
DNA, le comunico che purtroppo non è possibile studiare il DNA degli antenati
che lei menziona: sono troppo vecchi, e le tecniche attuali non permettono di
recuperarlo.
2. è stato possibile indagare il DNA di H. neanderthalensis e quello di
una forma più antica, trovata a Denisova, nel Sud della Siberia, e sarà
sorpreso di sapere che entrambi hanno dimostrato qualche ibridazione con H.
sapiens (può vedere ciò, ad esempio, su Pontus Skoglun and Mattias
Jakobsson. Archaic human ancestry in East Asia, PNAS. October 31, 2011). Se la
capacità di ibridare non sia una prova di "legame genetico" veda lei.
Le relazioni tra forme conosciute solo allo stadio di fossile sono state
studiate a fondo negli ultimi 200 anni con risultati straordinari, e credo che
nessuno oggi possa negare la parentela che unisce fra loro gli ominidi, così
come non nega quelle delle ammoniti. Se lei invece vuole affermare che non si
può dire nulla del passato del quale non si conosce il DNA, potrei consigliarle
la lettura di un manualetto divulgativo sull'evoluzione (un esempio recente è:
J. Coyne Perché l'evoluzione è vera, Codice 2011). Tutti i
fossili, salvo appunto quelli più recenti, non lasciano tracce genetiche.
Infine, quella che le sembrerà una piccolezza (ma non lo è): i naturalisti
usano indicare le specie con la nomenclatura binomiale: il primo nome è quello
del genere (es. Homo), il secondo delle specie (sapiens). Poiché
la sistematica è gerarchica, accade che nello stesso genere ci possa essere più
di una specie. Dunque abbiamo, nello stesso genere, Homo, più specie, ad
esempio, habilis (con la acca!), erectus, neanderthalensis,
sapiens. In forza della convenzione binomiale, il nome di genere va
scritto con la maiuscola, mentre quello della specie con la minuscola. Che
direbbe se un suo studente scrivesse giulio cesare con la minuscola? Il terzo
nome, come nel suo testo Homo sapiens sapiens indica la
sottospecie, una categoria infraspecifica non significativamente diversa da
quella di razza.
Spero che le cose che le scrivo le servano per un'eventuale nuova edizione del
suo manuale: per quello che mi compete sconsiglierò l'adozione del suo libro a
tutti gli insegnanti che conosco.
Marco Ferraguti